Pizza contemporanea: impasti diretti, indiretti, biga, poolish e lievito madre

Mag 8, 2026 | A lezione

Per capire davvero come nasce una pizza contemporanea, è essenziale conoscere le diverse tipologie di impasto. Ogni metodo porta con sé effetti diversi su gusto, digeribilità, struttura e gestione operativa. In questo capitolo esploriamo le due principali tipologie d’impasto: impasti diretti e indiretti, passando per biga, poolish e lievito madre.

Unire acqua e farina è una pratica antichissima, si passa da pizza tradizionale a pizza contemporanea proprio quando la farina viene trattata in maniera differente.

Una grande distinzione la dobbiamo fare tra gli impasti diretti e gli impasti indiretti

1. IMPASTO DIRETTO

È il più semplice e immediato, se ne può parlare nel momento in cui tutta la farina fermenta nello stesso momento. Tra gli impasti diretti troviamo anche la tecnica dell’autolisi che abbiamo trattato lo scorso numero.

Caratteristiche

  • Tutta la farina, acqua, lievito, sale e grassi vengono impastati insieme.
  • Il processo di lievitazione inizia subito dopo l’impasto.

Vantaggi

  • Semplicità di esecuzione.
  • Controllo più diretto delle tempistiche.

Svantaggi

  • Minore complessità aromatica.
  • Più delicato nella gestione delle alte idratazioni e lunghe maturazioni.

2. IMPASTO INDIRETTO

Si basa sull’utilizzo di un pre-impasto (biga, poolish o lievito madre) preparato molte ore prima dell’impasto finale. Questo metodo suddivide il processo in due fasi distinte: Realizzazione pre-fermento e chiusura impasto.

Caratteristiche

  • Prevede due farsi (realizzazione pre-fermento e impastamento)
  • Richiede più tempo e programmazione rispetto all’impasto diretto

Vantaggi

  • Maggiore sviluppo aromatico: fermentazioni più complesse, con profumi lattici o aciduli
  • Alveolatura più sviluppata: ideale per impasti ad alta idratazione e prodotti da forno soffiati

Svantaggi

  • Richiede programmazione e attenzione: i tempi di maturazione del pre-impasto devono essere ben gestiti
  • Gestione della temperatura più delicata: fermentazioni troppo lunghe o calde compromettono il risultato

3. CONOSCIAMO I PRE-FERMENTI

3.1 Impasto con biga

La biga è un pre-impasto secco (idratazione 45%) lasciato fermentare per 16 ore a temperatura controllata (16°C circa) prima di essere inserito nell’impasto finale.

RICETTA

INGREDIENTI g %
farina 300w 1000 100%
acqua 10°C 450 45%
lievito di birra 10 1%

GESTIONE: 16 ORE A 16°C

Caratteristiche

  • Può essere utilizzato al 10-20% nel caso di una pizza tonda, al 50-70% per delle basi pizza precotte o al 90-100% nel caso di panini soffiati.
  • Dopo la maturazione, si impasta aggiungendo la restante farina, acqua, lievito e sale.

Vantaggi

  • Grande spinta fermentativa.
  • Alveolatura marcata e struttura ariosa.
  • Aromi più complessi e profondi.

Svantaggi

  • Richiede programmazione, precisione e controllo della temperatura.
  • Può essere meno gestibile per chi è alle prime armi.

3.2 Impasto con poolish

La poolish è un pre-impasto molto idratato (100% acqua rispetto alla farina), fluido e fermentato per 24 ore a 4°c

RICETTA

INGREDIENTI gr %
farina 300w 1000 100%
acqua 28°C 1000 100%
lievito di birra 10 1,00%

GESTIONE: 20-24 ORE A 4°C, deve triplicare

Esiste anche un modo differente per gestirlo con una temperatura di maturazione di 16°C ma inserendo 1 g di lievito per ogni kg di farina.

Caratteristiche

  • Si utilizza solitamente al 30-50% del peso totale della farina.
  • A fine fermentazione, va impastata con gli altri ingredienti.

Vantaggi

  • Aromi dolci e lattici.
  • Impasti più estensibili, adatti a pizze tonde stese a mano.
  • Favorisce un’estensibilità maggiore all’impasto.

Svantaggi

  • Meno adatta a impasti molto idratati.
  • Va impastata nel momento giusto, quando il poolish è al massimo dello sviluppo (deve cedere al centro).

3.3 Impasto con lievito madre liquido (li.co.li)

Il lievito madre liquido (idratato al 100%) è una coltura di lieviti e batteri lattici che garantisce acidità controllata e fermentazioni lente.

Caratteristiche

  • Conferisce un gusto lievemente acido e complesso.
  • Migliora la shelf life del prodotto finito.
  • Va rinfrescato frequentemente (anche 1-2 volte al giorno).

Vantaggi

  • Aromi floreali e lattici.
  • Grande digeribilità.
  • Buon sviluppo della mollica.

Svantaggi

  • Richiede attenzione costante e gestione precisa.
  • Sensibile agli sbalzi termici.

3.4 Impasto con lievito madre solido

Il lievito madre solido ha una consistenza più compatta (idratazione intorno al 45%) ed è la forma più antica di fermentazione naturale.

Caratteristiche

  • Conferisce struttura e tenuta all’impasto.
  • Genera una fermentazione più lenta ma più profonda.

Vantaggi

  • Ottima conservabilità del prodotto.
  • Alveolatura irregolare e crosta più spessa.
  • Carattere rustico e tradizionale.

Svantaggi

  • Meno estensibile rispetto ad altri impasti.
  • Più difficile da gestire in ambienti professionali senza esperienza.

Conoscere le differenze tra gli impasti è il primo passo per padroneggiarli. Ogni metodo è uno strumento nelle mani del pizzaiolo: scegliere quello giusto significa trovare l’equilibrio tra tecnica, tempo e gusto. Non esiste un prodotto migliore di un altro, ma la giusta tecnica, al fine di ottenere il miglior prodotto possibile. Un esempio: anche se potrebbe sembrarci più fico, la pizza con lievito madre non è di certo, per forza, la miglior pizza del mondo. Il lievito madre abbassando il pH rallenta la proliferazione delle muffe e quindi dona maggiore conservabilità, e questo serve su un pane, una brioche o un panettone, ma non sulla pizza tonda, che è il cibo più fast food del mondo, realizzato da zero, condito e cotto in massimo 3 minuti, e tra l’altro è uno dei pochi lievitati che viene mangiato caldo. Però realizzare una base precotta con lievito madre ha senso al fine di donare maggiore conservabilità alla stessa base, maggior aromaticità e scioglievolezza.

4. LE FASI DELL’IMPASTAMENTO

Impastare non significa solo “mescolare ingredienti”, ma attivare processi fisici e chimici che influenzano direttamente la struttura, il gusto e la digeribilità della pizza. Ogni fase ha una funzione precisa e conoscere l’ordine corretto aiuta a ottenere un impasto omogeneo, stabile e ben lavorabile.

4.1 Inserimento degli ingredienti

Iniziate sempre da:

  • farina
  • lievito (di birra o madre)
  • pre-impasto (se previsto)
  • 60% dell’acqua totale

Obiettivo: idratare le proteine per iniziare a sviluppare la maglia glutinica.

4.2 Formazione del glutine (prima incordatura)

Durante questa fase, l’impasto inizia a diventare elastico. Il glutine si forma grazie all’unione di gliadina e glutenina, due proteine insolubili presenti nella farina.

Segnale utile: l’impasto inizia a staccarsi dalle pareti della macchina e prende corpo.

4.3 Inserimento del sale

Il sale va sempre inserito dopo la formazione del glutine:

  • rende il glutine più tenace e resistente;
  • rallenta la fermentazione (effetto osmotico);
  • migliora il sapore e la conservazione dell’impasto.

4.4 Inserimento dell’acqua rimanente

L’acqua restante si inserisce in più step, sempre dopo l’assorbimento del sale. Questo favorisce:

  • idratazione completa;
  • impasto più setoso e omogeneo;
  • riduzione dello stress meccanico sulla maglia.

4.5 Inserimento dei grassi (se previsti)

Olio, burro o strutto vanno inseriti per ultimi, sempre in più passaggi:

  • lubrificano la maglia glutinica;
  • rallentano la retrogradazione dell’amido;
  • aumentano morbidezza e sapore.

4.6 Controllo della temperatura

La temperatura finale dell’impasto (T° impasto) è cruciale.

  • Se troppo bassa (<22°C): fermentazione rallentata.
  • Se troppo alta (>26°C): rischio di fermentazioni eccessive e precoce decadimento dell’impasto.

📌 Consiglio pratico: se andrete a realizzare una puntata lunga in frigorifero allora cercate di ottenere una temperatura finale dell’impasto massimo a 21°C, se invece, come nel caso della ricetta che sto per darvi, con lavorazione in giornata, cacciate l’impasto a 26°C

4.7 Puntata

La puntata è il riposo dell’impasto in massa, prima della formatura dei panetti.

Durata e temperatura influenzano:

  • tenacità (glutine forte = impasto difficile da stendere);
  • estensibilità (glutine rilassato = impasto più facile da aprire).

Esempi:

  • Puntata breve (20-30% di lievitazione): più elastico, meno maturo.
  • Puntata lunga (50-100%): più tenace, utile per alte idratazioni.

4.8 Appretto

L’apretto è la fase finale di fermentazione dopo la formatura dei panetti.

Due scenari tipici:

  • Apretto lungo (a freddo): 12-24 ore a 4°C, più estensibile e stabile.
  • Apretto corto (a TA): 2-4 ore a 22-24°C, più diretto e veloce.

💡 Equilibrare puntata e apretto è fondamentale per ottenere una pizza che sia al tempo stesso facile da stendere, leggera e ben alveolata.

Impastare bene significa prevedere cosa accadrà nei successivi passaggi. Conoscere le fasi permette di gestire gli imprevisti, migliorare la costanza del prodotto e personalizzare ogni dettaglio dell’impasto secondo le proprio esigenze.