Farine per pizza: come sceglierle

Farine: come sceglierle, come capirle, come usarle
Ogni prodotto richiede un equilibrio di estensibilità, tenacità e quantità di proteine insolubili GLUTENINA E GLIADINA - "che sono le proteine che, unendosi nel momento dell'impastamento, danno vita al glutine". Con questo voglio sfatare il mito delle lunghissime lievitazioni, non sono per forza sempre le migliori, perché a volte anche utilizzare una farina di media forza o debole, può essere un buon motivo per semplificare e ridurre i tempi di lavorazione, sia in maturazione che in lievitazione. Chi lavora con gli impasti sa che la farina non è mai solo farina. Cambia tutto: gusto, resa, alveolatura, croccantezza, digeribilità. In questa lezione impariamo a conoscere meglio le farine, a partire dalla loro origine fino alle scelte che ci guidano ogni giorno in laboratorio o in cucina.
1. La farina nasce dal chicco: la struttura del grano
Per capire le farine, bisogna partire dal chicco, e sapere com’è fatto:
- Pericarpo (crusca)
È lo strato esterno del chicco, ricchissimo di fibre, vitamine e sali minerali. Ha una funzione protettiva e nutrizionale, ma può rendere l’impasto più tenace e difficile da gestire se presente in grande quantità. - Endosperma
È la parte centrale, ricca di amido e proteine. Da qui si ricava la farina bianca. È la componente principale nella maggior parte delle farine per panificazione. - Germe
È il cuore del chicco, ricco di oli essenziali, enzimi e vitamine del gruppo B. Viene rimosso nelle farine raffinate per evitare irrancidimenti, ma è fondamentale dal punto di vista nutrizionale.
2. Le tipologie di farina: dalla raffinazione alla forza
Le farine si classificano secondo due criteri principali:
2.1 Tipo di raffinazione
In Italia, le farine di grano tenero si suddividono in:
- Farina 00 Ultra raffinata, bianca, priva di crusca e germe. Ideale per dolci e impasti morbidi. Poco sapore, poca fibra.
- Farina 0 Un po’ meno raffinata, conserva una parte minima di crusca.
- Farina 1 e 2 Contengono sempre più parti cruscali. Profumate, rustiche, nutrienti. Ottime per impasti ad alta idratazione, con lunga maturazione.
- Integrale Il chicco completo, nella sua interezza. Ricchissima di fibre, difficile da gestire. Da tagliare con farine più raffinate per non compromettere l’alveolatura.
2.2 Forza della farina (W)
Il valore W misura la resistenza dell’impasto alla deformazione. È il risultato di un test alveografico e si esprime in una scala numerica:
| W | Forza | Uso consigliato |
|---|---|---|
| <180 | Debole | Biscotti, grissini, cracker |
| 180–250 | Media | Pizza diretta, focaccia |
| 250–320 | Forte | Impasti indiretti, lunghe maturazioni |
| >320 | Speciale | Panettone, pandoro, grandi lievitati |
Una farina forte assorbe più acqua e resiste meglio alle lunghe lievitazioni, ma richiede più tempo e controllo per non diventare eccessivamente tenace.
3. Le proteine: quantità e qualità
Le farine per pizza non si scelgono solo in base al W. Il contenuto proteico è un altro fattore chiave, ma va interpretato con attenzione:
- Una farina da pizza deve avere almeno il 12% di proteine, meglio se 13-14%.
- Ma non tutte le proteine formano il glutine! Solo gliadina e glutenina sono responsabili della maglia glutinica.
- La qualità delle proteine (il loro equilibrio e la loro funzionalità) è più importante della quantità.
Una farina può avere 13% di proteine ma sviluppare un impasto fragile, mentre un’altra con 11,5% può reggere benissimo una maturazione lunga, se ben bilanciata.
4. Estensibilità e tenacità: il vero segreto della lavorabilità
Due concetti fondamentali per chi impasta:
- Estensibilità: la capacità dell’impasto di allungarsi senza strapparsi.
- Tenacità: la forza che l’impasto oppone alla deformazione.
Un impasto equilibrato ha buona estensibilità e moderata tenacità. Ma tutto dipende da:
- Tipo di farina: quelle integrali e tipo 2 tendono a rendere l’impasto più tenace.
- Metodo di impasto: impasti lunghi e lenti favoriscono l’estensibilità.
- Gestione del tempo: la puntata e l'appretto (come visto nella prima uscita) aiutano a trovare l’equilibrio giusto.
5. Le farine speciali: da conoscere e sperimentare
Oggi il mondo dell’arte bianca è ricchissimo di alternative:
- Farro monococco: aromatico, digeribile, basso contenuto di glutine.
- Grano duro: più granuloso, giallo, perfetto per pani rustici e pizze croccanti.
- Segale: usata in piccole percentuali per apportare fibra e umidità.
- Grani germinati o maltati: migliorano l’attività enzimatica, aiutano la colorazione in cottura.
Sperimentare è il modo migliore per crescere, ma è fondamentale conoscere le proprietà tecniche e funzionali di ogni farina prima di introdurla in una ricetta professionale, per questo è fondamentale progettare un impasto partendo dai tempi che disponiamo per poter lavorare.
Di seguito vi scrivo la ricetta per una pizza in teglia romana, se impastate la sera e volete mangiare la pizza la sera dopo occorrerà lavorare con una farina da 300 w di forza, mentre se impastata la mattina e cucinata la sera stessa la farina va indebolita con almeno il 50% di farina debole. Il gioco è trovare l'equilibrio per la buona riuscita del prodotto desiderato.

Valentino Tafuri
Lievitista
Se sosteniamo che la pizza è democratica ed è la felice combinazione di farina, acqua, lievito e sale, non è così semplice e scontato preparare un impasto a regola d’arte, dare i giusti tempi di maturazione e lievitazione, selezionare e scegliere tra la vasta gamma delle le materie prima corrette, calcolare le giuste proporzioni, utilizzare il forno giusto e a quale temperatura e molto altro. Per preparare una buona pizza c’è mondo dietro e per capirne qualcosa di più abbiamo un vero esperto che saprà darci consigli e a cui si potranno fare domande.
Valentino Tafuri pizzaiolo lievitista, formatore e consulente, ha costruito la sua carriera all'insegna della ricerca sugli impasti e sulle tecniche di panificazione. “Nato con la pizza, cresciuto con il pane”: così definisce lui stesso la sua passione per l’arte bianca. Classe 1989, nato a Battipaglia, nel Cilento, si avvicina a questa professione ad appena 13 anni quando entra in pizzeria per imparare il mestiere. Ne ha 14 quando inizia a mettere le “mani in pasta”, durante la pausa dagli studi, nel periodo estivo.
Inizia ad alternare scuola e lavoro anche d’inverno, fino a quando, nel 2013, decide di aprire la sua pizzeria: “Le tre Voglie” a Battipaglia (SA). Qui propone una pizza napoletana reinterpretata: una cottura più lunga ed un impasto più ricco di tecniche e standardizzazioni.
Panificatore e sperimentatore instancabile, dopo numerosi corsi di aggiornamento e l’acquisto di un forno specifico, realizza un pane che nasce da una interpretazione di uno studio americano ed uno tipico francese.
Giovane e talentuoso, Valentino Tafuri ha già all’attivo numerosi riconoscimenti. Nel 2019 è stato definito il “Pizzaiolo emergente d’Italia” dalla rivista “Gambero Rosso”, nel 2020 “Pizzaiolo d’Italia” da “L’Espresso” e, nello stesso anno, “Miglior cena della Campania” da Golosario.
Oggi Valentino Tafuri è il Coordinatore didattico dei corsi In Forno e In Pizzeria della Scuola In Cibum.
